La verità all'improvviso, come un
fulmine a ciel sereno Arrigo Sacchi rompe il silenzio e tuona: "L'Italia è
ormai senza dignità né orgoglio perché fa giocare troppi stranieri anche nelle
Primavere: nei nostri settori giovanili ci sono troppi giocatori di colore".
Questo il giudizio, sicuramente scomodo e forse anche di cattivo gusto,
espresso dall'ex coordinatore delle nazionali giovanili che ha fatto drizzare
le orecchie di pennivendoli e benpensanti. Ma dietro la frase di Sacchi si cela
un mondo in decadenza, in completa eutanasia sportiva, ed è lampante e sotto
gli occhi di tutti il fallimento all'ultimo mondiale. Lo sport più amato dagli
italiani è ormai allo sbando, sempre meno seguito, sempre più lontano dal
popolo, senza più giocatori simbolo o bandiere e dove il business la fa da
assoluto padrone. E in questa realtà, l'unica "analisi", per altro
spietata, è quella di criticare Sacchi per una battuta scomoda? Sacchi mette in
evidenza che il futuro del nostro calcio dipende da una lungimirante combinazione
tra una classe dirigente illuminata che dia stimolo e spazio ai ragazzi
italiani, perché se si vuole crescere e tornare ad avere un sport competitivo a
livello europeo e mondiale si deve ripartire dal "Made in Italy" e
non da esotiche risorse, che, alla fine, non si dimostrano tali. E, duole
ammetterlo, ma il calcio è lo specchio dell'anima della nostra amata patria...

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